
Notizie Generali
Acropoli
La montagna sacra
La maggior parte dei luoghi di culto si trovano di solito su un’acropoli: si tratta del luogo più sicuro della città. In una commedia di Aristofane, ad esempio, si racconta che le donne si erano barricate sull’Acropoli per protestare contro i loro uomini, in guerra con Sparta, lasciandoli senza cure, senza mangiare e senza sesso. L'Acropoli, dal greco “città alta”, è uno dei monumenti più conosciuti del mondo e la testimonianza più importante dell’antica civiltà greca, il simbolo stesso di Atene e della bellezza classica. Situata su una collina al centro della città, l’Acropoli è sempre stata abitata: dal Neolitico in poi, qui sono sorti edifici di culto, templi, chiese e moschee, ripetutamente abbattuti dai dominatori di turno. Visitare l’Acropoli è come leggere la storia della stessa Atene: i suoi monumenti testimoniano le conversioni forzate al cristianesimo, l’invasione dei Galli e poi dei Turchi. Ciò che si ammira oggi è quello che resta dell’Epoca d’Oro di Atene, la culla della democrazia moderna, la grandiosa civiltà greca della metà del V secolo a. C.
La Propilaia e il tempio di Nike, la Vittoria Alata
La Propilaia, il monumentale ingresso dell’Acropoli, fu costruito tra il 437 e il 432 a.C. e comprende un corpo centrale e due ali laterali. I portici lungo l’ala est e quella ovest sono decorati da colonne doriche, mentre due file di colonne ioniche dividevano il corridoio centrale in tre sezioni. A sinistra si trova la pinacoteca, così chiamata per le pareti affrescate, mentre a destra c’è, o ci dovrebbe essere, un piccolo tempio votivo dedicato ad Atena Nike, dea della vittoria, che commemora la vittoria di Atene sui persiani. Questo tempietto si trova su una piattaforma che sovrasta le isole del Golfo, ed in origine conteneva la statua di Atena, poi smantellata dai turchi nel 1686, in modo da utilizzare la piattaforma come base per i cannoni. Tra il 1836 ed il 1842 fu ricostruito, e di nuovo messo da parte nel 1936, quando ci si accorse che la piattaforma stava crollando. Oggi, la struttura è in restauro.
Il Partenone
Il Partenone si trova sulla parte più alta dell’Acropoli. Costruito tra il 447 e il 437 A. C., è il monumento più importante della Grecia ed il suo simbolo a livello mondiale. Il suo nome deriva da Atena Parthenos, patrona della città, a cui il monumento è dedicato. In origine, infatti, il Partenone ospitava una grande statua di Atena, alta 11 metri e ricoperta d’avorio e oro, mentre l’accesso al tempio era riservato soltanto ai sacerdoti e ai personaggi di riguardo.
Da lontano, il Partenone ha una luce particolare, e le colonne e le scale del tempio sembrano dritte. Questo perché tutte le colonne sono accuratamente curvate verso l’alto, e le colonne esterne sono leggermente più grandi di quelle centrali: si dice che Ictinus, l’architetto che progettò l’edificio, fosse anche un grande illusionista.
Lo splendore del passato
Immaginate di essere nel V secolo a. C. e di guardare il Partenone, un tempio di marmo ricoperto di colori splendenti. Il frontone è decorato da un fregio in rilievo che percorre tutto il tempio. Sul fregio, scene di battaglia degli ateniesi contro le Amazzoni, scene dalla guerra di Troia e scene di dei dell’Olimpo in lotta contro centauri e giganti, che simboleggiano il trionfo della civilizzazione e della conoscenza contro i barbari e l’oscurità. La base del tempio ospita sculture con scene mitologiche, mentre all’interno del tempio si trovano la statua di Atena e il favoloso tesoro di Delo. Ciò che resta oggi è ben poco: i colori sono svaniti per lasciare il posto al marmo bianco, e del fregio è rimasto soltanto qualche frammento, mentre il tetto e gran parte degli interni crollarono a causa di un’esplosione nel 1687, quando i turchi usavano il tempio come polveriera e i veneziani attaccarono l’Acropoli. Nel 1800, poi, l’inglese Lord Elgin portò gran parte delle sculture restanti a Londra.
Nonostante tutto questo, il Partenone mantiene intatto il proprio fascino senza tempo, e chi ci è stato giura che si tratta di un’emozione indescrivibile, soprattutto al tramonto, quando le colonne passano dall’avorio, al rosa, all’oro.
Il “furto” di Lord Elgin
Quando i Turchi occuparono la Grecia, vendettero gran parte del fregio del Partenone, e altre sculture all’inglese Lord Elgin, il quale consegnò tutto al British Museum. Da allora, il Governo inglese rifiuta la restituzione dei reperti, dichiarando di averli comprati. La situazione dei “marmi di Elgin”, poi, è peggiorata nel 1988, quando lo storico inglese William St.Clair ha pubblicato un testo in cui afferma che la restaurazione dei reperti, oltre alla patina del tempo e dell’inquinamento, ha eliminato anche alcuni dettagli delle sculture. Nonostante le proteste, oggi i marmi sono ancora lì, e rappresentano la collezione più importante del museo.
L’Eretteo, il luogo più sacro dell’Acropoli
L’Eretteo è il secondo tempio dell’Acropoli per grandezza, ma il più famoso, per il portico retto da otto fanciulle di marmo, le cariatidi. Si tratta in realtà di calchi: di quelle originarie, sei sono esposte al Museo Archeologico dell’Acropoli, una è al British Museum e l’ultima sparì durante l’occupazione turca. L’edificio, in stile ionico, fu costruito nel 420 a.C. circa. Al suo interno, la suddivisione originaria prevedeva due zone, dedicate alle due principali divinità dell’Attica: Atene e Poseidone. Il mito, difatti, racconta che proprio qui si svolse la battaglia tra le due divinità per il predominio di Atene. Nel portico settentrionale, un foro nel soffitto testimonia il tridente conficcato da Poseidone, da cui sgorgò una sorgente d’acqua, mentre un olivo di fianco all’Eretteo ricorda il punto in cui Atena toccò il suolo, facendo germogliare la pianta e vincendo quindi la sfida per la città che oggi porta il suo nome. Il nome del tempio deriva da Erechtheus, un leggendario Re di Atene di cui si onorava la tomba.
Monumenti
Acropoli
La montagna sacra
La maggior parte dei luoghi di culto si trovano di solito su un’acropoli: si tratta del luogo più sicuro della città. In una commedia di Aristofane, ad esempio, si racconta che le donne si erano barricate sull’Acropoli per protestare contro i loro uomini, in guerra con Sparta, lasciandoli senza cure, senza mangiare e senza sesso. L'Acropoli, dal greco “città alta”, è uno dei monumenti più conosciuti del mondo e la testimonianza più importante dell’antica civiltà greca, il simbolo stesso di Atene e della bellezza classica. Situata su una collina al centro della città, l’Acropoli è sempre stata abitata: dal Neolitico in poi, qui sono sorti edifici di culto, templi, chiese e moschee, ripetutamente abbattuti dai dominatori di turno. Visitare l’Acropoli è come leggere la storia della stessa Atene: i suoi monumenti testimoniano le conversioni forzate al cristianesimo, l’invasione dei Galli e poi dei Turchi. Ciò che si ammira oggi è quello che resta dell’Epoca d’Oro di Atene, la culla della democrazia moderna, la grandiosa civiltà greca della metà del V secolo a. C.
La Propilaia e il tempio di Nike, la Vittoria Alata
La Propilaia, il monumentale ingresso dell’Acropoli, fu costruito tra il 437 e il 432 a.C. e comprende un corpo centrale e due ali laterali. I portici lungo l’ala est e quella ovest sono decorati da colonne doriche, mentre due file di colonne ioniche dividevano il corridoio centrale in tre sezioni. A sinistra si trova la pinacoteca, così chiamata per le pareti affrescate, mentre a destra c’è, o ci dovrebbe essere, un piccolo tempio votivo dedicato ad Atena Nike, dea della vittoria, che commemora la vittoria di Atene sui persiani. Questo tempietto si trova su una piattaforma che sovrasta le isole del Golfo, ed in origine conteneva la statua di Atena, poi smantellata dai turchi nel 1686, in modo da utilizzare la piattaforma come base per i cannoni. Tra il 1836 ed il 1842 fu ricostruito, e di nuovo messo da parte nel 1936, quando ci si accorse che la piattaforma stava crollando. Oggi, la struttura è in restauro.
Il Partenone
Il Partenone si trova sulla parte più alta dell’Acropoli. Costruito tra il 447 e il 437 A. C., è il monumento più importante della Grecia ed il suo simbolo a livello mondiale. Il suo nome deriva da Atena Parthenos, patrona della città, a cui il monumento è dedicato. In origine, infatti, il Partenone ospitava una grande statua di Atena, alta 11 metri e ricoperta d’avorio e oro, mentre l’accesso al tempio era riservato soltanto ai sacerdoti e ai personaggi di riguardo.
Da lontano, il Partenone ha una luce particolare, e le colonne e le scale del tempio sembrano dritte. Questo perché tutte le colonne sono accuratamente curvate verso l’alto, e le colonne esterne sono leggermente più grandi di quelle centrali: si dice che Ictinus, l’architetto che progettò l’edificio, fosse anche un grande illusionista.
Lo splendore del passato
Immaginate di essere nel V secolo a. C. e di guardare il Partenone, un tempio di marmo ricoperto di colori splendenti. Il frontone è decorato da un fregio in rilievo che percorre tutto il tempio. Sul fregio, scene di battaglia degli ateniesi contro le Amazzoni, scene dalla guerra di Troia e scene di dei dell’Olimpo in lotta contro centauri e giganti, che simboleggiano il trionfo della civilizzazione e della conoscenza contro i barbari e l’oscurità. La base del tempio ospita sculture con scene mitologiche, mentre all’interno del tempio si trovano la statua di Atena e il favoloso tesoro di Delo. Ciò che resta oggi è ben poco: i colori sono svaniti per lasciare il posto al marmo bianco, e del fregio è rimasto soltanto qualche frammento, mentre il tetto e gran parte degli interni crollarono a causa di un’esplosione nel 1687, quando i turchi usavano il tempio come polveriera e i veneziani attaccarono l’Acropoli. Nel 1800, poi, l’inglese Lord Elgin portò gran parte delle sculture restanti a Londra.
Nonostante tutto questo, il Partenone mantiene intatto il proprio fascino senza tempo, e chi ci è stato giura che si tratta di un’emozione indescrivibile, soprattutto al tramonto, quando le colonne passano dall’avorio, al rosa, all’oro.
Il “furto” di Lord Elgin
Quando i Turchi occuparono la Grecia, vendettero gran parte del fregio del Partenone, e altre sculture all’inglese Lord Elgin, il quale consegnò tutto al British Museum. Da allora, il Governo inglese rifiuta la restituzione dei reperti, dichiarando di averli comprati. La situazione dei “marmi di Elgin”, poi, è peggiorata nel 1988, quando lo storico inglese William St.Clair ha pubblicato un testo in cui afferma che la restaurazione dei reperti, oltre alla patina del tempo e dell’inquinamento, ha eliminato anche alcuni dettagli delle sculture. Nonostante le proteste, oggi i marmi sono ancora lì, e rappresentano la collezione più importante del museo.
L’Eretteo, il luogo più sacro dell’Acropoli
L’Eretteo è il secondo tempio dell’Acropoli per grandezza, ma il più famoso, per il portico retto da otto fanciulle di marmo, le cariatidi. Si tratta in realtà di calchi: di quelle originarie, sei sono esposte al Museo Archeologico dell’Acropoli, una è al British Museum e l’ultima sparì durante l’occupazione turca. L’edificio, in stile ionico, fu costruito nel 420 a.C. circa. Al suo interno, la suddivisione originaria prevedeva due zone, dedicate alle due principali divinità dell’Attica: Atene e Poseidone. Il mito, difatti, racconta che proprio qui si svolse la battaglia tra le due divinità per il predominio di Atene. Nel portico settentrionale, un foro nel soffitto testimonia il tridente conficcato da Poseidone, da cui sgorgò una sorgente d’acqua, mentre un olivo di fianco all’Eretteo ricorda il punto in cui Atena toccò il suolo, facendo germogliare la pianta e vincendo quindi la sfida per la città che oggi porta il suo nome. Il nome del tempio deriva da Erechtheus, un leggendario Re di Atene di cui si onorava la tomba.
Musei
Acropoli
La montagna sacra
La maggior parte dei luoghi di culto si trovano di solito su un’acropoli: si tratta del luogo più sicuro della città. In una commedia di Aristofane, ad esempio, si racconta che le donne si erano barricate sull’Acropoli per protestare contro i loro uomini, in guerra con Sparta, lasciandoli senza cure, senza mangiare e senza sesso. L'Acropoli, dal greco “città alta”, è uno dei monumenti più conosciuti del mondo e la testimonianza più importante dell’antica civiltà greca, il simbolo stesso di Atene e della bellezza classica. Situata su una collina al centro della città, l’Acropoli è sempre stata abitata: dal Neolitico in poi, qui sono sorti edifici di culto, templi, chiese e moschee, ripetutamente abbattuti dai dominatori di turno. Visitare l’Acropoli è come leggere la storia della stessa Atene: i suoi monumenti testimoniano le conversioni forzate al cristianesimo, l’invasione dei Galli e poi dei Turchi. Ciò che si ammira oggi è quello che resta dell’Epoca d’Oro di Atene, la culla della democrazia moderna, la grandiosa civiltà greca della metà del V secolo a. C.
La Propilaia e il tempio di Nike, la Vittoria Alata
La Propilaia, il monumentale ingresso dell’Acropoli, fu costruito tra il 437 e il 432 a.C. e comprende un corpo centrale e due ali laterali. I portici lungo l’ala est e quella ovest sono decorati da colonne doriche, mentre due file di colonne ioniche dividevano il corridoio centrale in tre sezioni. A sinistra si trova la pinacoteca, così chiamata per le pareti affrescate, mentre a destra c’è, o ci dovrebbe essere, un piccolo tempio votivo dedicato ad Atena Nike, dea della vittoria, che commemora la vittoria di Atene sui persiani. Questo tempietto si trova su una piattaforma che sovrasta le isole del Golfo, ed in origine conteneva la statua di Atena, poi smantellata dai turchi nel 1686, in modo da utilizzare la piattaforma come base per i cannoni. Tra il 1836 ed il 1842 fu ricostruito, e di nuovo messo da parte nel 1936, quando ci si accorse che la piattaforma stava crollando. Oggi, la struttura è in restauro.
Il Partenone
Il Partenone si trova sulla parte più alta dell’Acropoli. Costruito tra il 447 e il 437 A. C., è il monumento più importante della Grecia ed il suo simbolo a livello mondiale. Il suo nome deriva da Atena Parthenos, patrona della città, a cui il monumento è dedicato. In origine, infatti, il Partenone ospitava una grande statua di Atena, alta 11 metri e ricoperta d’avorio e oro, mentre l’accesso al tempio era riservato soltanto ai sacerdoti e ai personaggi di riguardo.
Da lontano, il Partenone ha una luce particolare, e le colonne e le scale del tempio sembrano dritte. Questo perché tutte le colonne sono accuratamente curvate verso l’alto, e le colonne esterne sono leggermente più grandi di quelle centrali: si dice che Ictinus, l’architetto che progettò l’edificio, fosse anche un grande illusionista.
Lo splendore del passato
Immaginate di essere nel V secolo a. C. e di guardare il Partenone, un tempio di marmo ricoperto di colori splendenti. Il frontone è decorato da un fregio in rilievo che percorre tutto il tempio. Sul fregio, scene di battaglia degli ateniesi contro le Amazzoni, scene dalla guerra di Troia e scene di dei dell’Olimpo in lotta contro centauri e giganti, che simboleggiano il trionfo della civilizzazione e della conoscenza contro i barbari e l’oscurità. La base del tempio ospita sculture con scene mitologiche, mentre all’interno del tempio si trovano la statua di Atena e il favoloso tesoro di Delo. Ciò che resta oggi è ben poco: i colori sono svaniti per lasciare il posto al marmo bianco, e del fregio è rimasto soltanto qualche frammento, mentre il tetto e gran parte degli interni crollarono a causa di un’esplosione nel 1687, quando i turchi usavano il tempio come polveriera e i veneziani attaccarono l’Acropoli. Nel 1800, poi, l’inglese Lord Elgin portò gran parte delle sculture restanti a Londra.
Nonostante tutto questo, il Partenone mantiene intatto il proprio fascino senza tempo, e chi ci è stato giura che si tratta di un’emozione indescrivibile, soprattutto al tramonto, quando le colonne passano dall’avorio, al rosa, all’oro.
Il “furto” di Lord Elgin
Quando i Turchi occuparono la Grecia, vendettero gran parte del fregio del Partenone, e altre sculture all’inglese Lord Elgin, il quale consegnò tutto al British Museum. Da allora, il Governo inglese rifiuta la restituzione dei reperti, dichiarando di averli comprati. La situazione dei “marmi di Elgin”, poi, è peggiorata nel 1988, quando lo storico inglese William St.Clair ha pubblicato un testo in cui afferma che la restaurazione dei reperti, oltre alla patina del tempo e dell’inquinamento, ha eliminato anche alcuni dettagli delle sculture. Nonostante le proteste, oggi i marmi sono ancora lì, e rappresentano la collezione più importante del museo.
L’Eretteo, il luogo più sacro dell’Acropoli
L’Eretteo è il secondo tempio dell’Acropoli per grandezza, ma il più famoso, per il portico retto da otto fanciulle di marmo, le cariatidi. Si tratta in realtà di calchi: di quelle originarie, sei sono esposte al Museo Archeologico dell’Acropoli, una è al British Museum e l’ultima sparì durante l’occupazione turca. L’edificio, in stile ionico, fu costruito nel 420 a.C. circa. Al suo interno, la suddivisione originaria prevedeva due zone, dedicate alle due principali divinità dell’Attica: Atene e Poseidone. Il mito, difatti, racconta che proprio qui si svolse la battaglia tra le due divinità per il predominio di Atene. Nel portico settentrionale, un foro nel soffitto testimonia il tridente conficcato da Poseidone, da cui sgorgò una sorgente d’acqua, mentre un olivo di fianco all’Eretteo ricorda il punto in cui Atena toccò il suolo, facendo germogliare la pianta e vincendo quindi la sfida per la città che oggi porta il suo nome. Il nome del tempio deriva da Erechtheus, un leggendario Re di Atene di cui si onorava la tomba.
Località
Acropoli
La montagna sacra
La maggior parte dei luoghi di culto si trovano di solito su un’acropoli: si tratta del luogo più sicuro della città. In una commedia di Aristofane, ad esempio, si racconta che le donne si erano barricate sull’Acropoli per protestare contro i loro uomini, in guerra con Sparta, lasciandoli senza cure, senza mangiare e senza sesso. L'Acropoli, dal greco “città alta”, è uno dei monumenti più conosciuti del mondo e la testimonianza più importante dell’antica civiltà greca, il simbolo stesso di Atene e della bellezza classica. Situata su una collina al centro della città, l’Acropoli è sempre stata abitata: dal Neolitico in poi, qui sono sorti edifici di culto, templi, chiese e moschee, ripetutamente abbattuti dai dominatori di turno. Visitare l’Acropoli è come leggere la storia della stessa Atene: i suoi monumenti testimoniano le conversioni forzate al cristianesimo, l’invasione dei Galli e poi dei Turchi. Ciò che si ammira oggi è quello che resta dell’Epoca d’Oro di Atene, la culla della democrazia moderna, la grandiosa civiltà greca della metà del V secolo a. C.
La Propilaia e il tempio di Nike, la Vittoria Alata
La Propilaia, il monumentale ingresso dell’Acropoli, fu costruito tra il 437 e il 432 a.C. e comprende un corpo centrale e due ali laterali. I portici lungo l’ala est e quella ovest sono decorati da colonne doriche, mentre due file di colonne ioniche dividevano il corridoio centrale in tre sezioni. A sinistra si trova la pinacoteca, così chiamata per le pareti affrescate, mentre a destra c’è, o ci dovrebbe essere, un piccolo tempio votivo dedicato ad Atena Nike, dea della vittoria, che commemora la vittoria di Atene sui persiani. Questo tempietto si trova su una piattaforma che sovrasta le isole del Golfo, ed in origine conteneva la statua di Atena, poi smantellata dai turchi nel 1686, in modo da utilizzare la piattaforma come base per i cannoni. Tra il 1836 ed il 1842 fu ricostruito, e di nuovo messo da parte nel 1936, quando ci si accorse che la piattaforma stava crollando. Oggi, la struttura è in restauro.
Il Partenone
Il Partenone si trova sulla parte più alta dell’Acropoli. Costruito tra il 447 e il 437 A. C., è il monumento più importante della Grecia ed il suo simbolo a livello mondiale. Il suo nome deriva da Atena Parthenos, patrona della città, a cui il monumento è dedicato. In origine, infatti, il Partenone ospitava una grande statua di Atena, alta 11 metri e ricoperta d’avorio e oro, mentre l’accesso al tempio era riservato soltanto ai sacerdoti e ai personaggi di riguardo.
Da lontano, il Partenone ha una luce particolare, e le colonne e le scale del tempio sembrano dritte. Questo perché tutte le colonne sono accuratamente curvate verso l’alto, e le colonne esterne sono leggermente più grandi di quelle centrali: si dice che Ictinus, l’architetto che progettò l’edificio, fosse anche un grande illusionista.
Lo splendore del passato
Immaginate di essere nel V secolo a. C. e di guardare il Partenone, un tempio di marmo ricoperto di colori splendenti. Il frontone è decorato da un fregio in rilievo che percorre tutto il tempio. Sul fregio, scene di battaglia degli ateniesi contro le Amazzoni, scene dalla guerra di Troia e scene di dei dell’Olimpo in lotta contro centauri e giganti, che simboleggiano il trionfo della civilizzazione e della conoscenza contro i barbari e l’oscurità. La base del tempio ospita sculture con scene mitologiche, mentre all’interno del tempio si trovano la statua di Atena e il favoloso tesoro di Delo. Ciò che resta oggi è ben poco: i colori sono svaniti per lasciare il posto al marmo bianco, e del fregio è rimasto soltanto qualche frammento, mentre il tetto e gran parte degli interni crollarono a causa di un’esplosione nel 1687, quando i turchi usavano il tempio come polveriera e i veneziani attaccarono l’Acropoli. Nel 1800, poi, l’inglese Lord Elgin portò gran parte delle sculture restanti a Londra.
Nonostante tutto questo, il Partenone mantiene intatto il proprio fascino senza tempo, e chi ci è stato giura che si tratta di un’emozione indescrivibile, soprattutto al tramonto, quando le colonne passano dall’avorio, al rosa, all’oro.
Il “furto” di Lord Elgin
Quando i Turchi occuparono la Grecia, vendettero gran parte del fregio del Partenone, e altre sculture all’inglese Lord Elgin, il quale consegnò tutto al British Museum. Da allora, il Governo inglese rifiuta la restituzione dei reperti, dichiarando di averli comprati. La situazione dei “marmi di Elgin”, poi, è peggiorata nel 1988, quando lo storico inglese William St.Clair ha pubblicato un testo in cui afferma che la restaurazione dei reperti, oltre alla patina del tempo e dell’inquinamento, ha eliminato anche alcuni dettagli delle sculture. Nonostante le proteste, oggi i marmi sono ancora lì, e rappresentano la collezione più importante del museo.
L’Eretteo, il luogo più sacro dell’Acropoli
L’Eretteo è il secondo tempio dell’Acropoli per grandezza, ma il più famoso, per il portico retto da otto fanciulle di marmo, le cariatidi. Si tratta in realtà di calchi: di quelle originarie, sei sono esposte al Museo Archeologico dell’Acropoli, una è al British Museum e l’ultima sparì durante l’occupazione turca. L’edificio, in stile ionico, fu costruito nel 420 a.C. circa. Al suo interno, la suddivisione originaria prevedeva due zone, dedicate alle due principali divinità dell’Attica: Atene e Poseidone. Il mito, difatti, racconta che proprio qui si svolse la battaglia tra le due divinità per il predominio di Atene. Nel portico settentrionale, un foro nel soffitto testimonia il tridente conficcato da Poseidone, da cui sgorgò una sorgente d’acqua, mentre un olivo di fianco all’Eretteo ricorda il punto in cui Atena toccò il suolo, facendo germogliare la pianta e vincendo quindi la sfida per la città che oggi porta il suo nome. Il nome del tempio deriva da Erechtheus, un leggendario Re di Atene di cui si onorava la tomba.

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